Redditi dei dirigenti della Pubblica Amministrazione Le dichiarazioni del Garante

Redditi dei dirigenti della PA: Le dichiarazioni del Garante

Redditi dei dirigenti della Pubblica Amministrazione e Garante della privacy italiano, il parere dell’Avvocato

Grazie al contributo dell’Avvocato Francesco Pittaluga decidiamo oggi di affrontare il tema della pubblicazione on-line dei redditi dei dirigenti della Pubblica Amministrazione a seguito della sentenza della Corte Costituzionale, in relazione alle dichiarazioni del Garante sulla Privacy, a parere dell’Avvocato Pittaluga un po’ contraddittorie.

Ciò che risulta rilevante da questa intervista non è tanto la sentenza, quanto il fatto che il Garante non ha preso le difese dei cittadini bensì quelle dello Stato, evidenziando un bilanciamento difficile da rilevare.

 

Questo articolo ha l’intento di:

  • Informare i diretti interessati: Dirigenti della Pubblica Amministrazione alla quale è richiesta la pubblicazione dei propri redditi;
  • Aggiornare i professionisti della privacy sulla sentenza della Corte Costituzionale;
  • Commentare quanto richiesto ai dirigenti della PA da un punto di vista legale attraverso l’intervista all’avvocato Francesco Pittaluga, esperto in privacy nonché DPO.

 

 

Redditi dei dirigenti della PA: Percorso virtuoso verso la trasparenza o occasione sprecata? Chiediamo il parere dell’Avvocato Francesco Pittaluga

 

La sentenza

 

Redazione:  Buongiorno Avvocato, veniamo subito al dunque. Il 19 febbraio la Corte Costituzionale si è espressa in merito alla legittimità costituzionale del decreto legislativo n. 33 del 2013 che prevede per i dirigenti delle PA la pubblicazione on-line dei propri redditi. Il presidente dell’autorità Garante ha accolto con favore questa sentenza, si trova d’accordo con la posizione del Presidente Soro?

Avv. F.P.:  Buongiorno a voi!

Come da voi anticipato, il 19 febbraio la Corte costituzionale si è espressa sul decreto legislativo n. 33 del 2013 per l’esattezza nella parte in cui, all’art. 14, prevede per i dirigenti delle PA la pubblicazione on-line dei loro redditi.

In questa sentenza il Presidente dell’Autorità Garante, Antonello Soro, vede l’inizio di un percorso virtuoso di bilanciamento tra l’interesse di Stato e la protezione dei dati personali.

Purtroppo, per le conclusioni a cui è giunta la Consulta, non posso essere d’accordo col nostro Presidente.

 

La Legge

 

Redazione:  Potrebbe spiegarci meglio la legge interessata?

Avv. F.P.:  Facciamo un passo indietro,  è opportuno ricordare che l’art. 14 del D.Lgs. 33 del 2013 prevede non solo la pubblicazione dei redditi e le spese relative alla carica ricoperta (lettera c), ma anche i redditi derivanti da altre attività e l’intera situazione patrimoniale propria, del coniuge e dei parenti entro il secondo grado, per esempio figli, genitori o fratelli (lettera f).

La ratio della norma è da individuarsi nella necessità di trasparenza dell’azione amministrativa quale antidoto al verificarsi di episodi corruttivi.

 

La decisione

 

Redazione:  In parole più semplici, la pubblicazione dei redditi e le relative spese cercherebbero di arginare gli episodi corruttivi che potrebbero interessare  i dirigenti della Pubblica Amministrazione, è corretto? Quale aspetto fa sì che Lei non si trovi d’accordo con il Garante?

Avv. F.P.:  Esattamente.  Ma ora vengo al perché la posizione presa dal Presidente Antonello Soro non può essere condivisa, o meglio  mi sarei aspettato una dichiarazione di questo tipo dall’Avvocatura dello Stato, cosa che tra l’altro ha fatto nelle proprie deduzioni, e non dall’Autorità Garante, il cui ruolo istituzionale consiste nella difesa della privacy di tutti i cittadini.

Delle tre censure sollevate dal Tar Lazio la Corte Costituzionale ne ha accolto una, e solo parzialmente.

La pronuncia non apporta nessuna modifica alle pubblicazioni inerenti l’incarico di cui alla lettera c e si limita ad escludere alcune categorie di dirigenti da  quelle previste alla lettera f.  In sostanza sono state limitate le pubblicazioni solo di alcuni redditi di alcune categorie di dirigenti.

La mia posizione è contraria non tanto alla sentenza, che tutto sommato trova il suo perché, quanto al fatto che il Garante non ha preso a sufficienza le difese dei cittadini, ma quelle dello Stato, evidenziando un bilanciamento difficile da rilevare.
 

La motivazione

 

Redazione:  La Consulta, anche se a più ripese nella motivazione ha riscontrato una notevole compressione dei diritti degli interessati, non ha censurato la normativa in oggetto perché ha dato per prevalente l’interesse di Stato alla trasparenza. A cosa pensa che porterà tutta questa trasparenza a seguito della pubblicazione dei redditi dei dirigenti della PA?

Avv. F.P.:  Capisco l’interesse di Stato alla trasparenza, ma c’è da chiedersi in che modo demandare il controllo ai cittadini possa arginare il fenomeno corruttivo. Anche ammettendo che i cittadini riescano a controllare i redditi dei singoli dirigenti e che da detta moltitudine di dati si possa evincere fenomeni corruttivi, il cittadino non ha nessun potere di censura nei confronti di eventuali situazioni sospette, se non la mera denuncia.

Mi spaventa uno Stato che, pur dotato di tutti gli organi necessari per un controllo (per citarne alcuni Procure della Repubblica, Corte dei Conti e Agenzia delle Entrate) rinuncia alle sue prerogative e delega dette funzioni ai cittadini i quali non sono dotati, e qui direi giustamente, dei poteri necessari per intervenire.

 

Redazione:  Sembra quindi che la normativa non sia studiata per porre rimedio ai fenomeni corruttivi, quanto piuttosto per soddisfare la curiosità e il pettegolezzo ‘di popolo’.

Avv. F.P.:  Peggio, si rischia, che la lettura delle informazioni, in assenza di strumenti di comprensione e analisi adeguati, vadano ad incrementare il giustizialismo già presente nella società italiana, generando processi di piazza privi di qualsiasi presupposto e competenza giuridica.

 

Le dichiarazioni del Garante

 

Redazione:  E cosa ne pensa della lamentela di Soro circa la mancata collaborazione del potere legislativo su questo tema?

Avv. F.P.:  Mi pare incomprensibile. L’Autorità Garante è un’autorità amministrativa indipendente dal potere politico, dotata di proprie funzioni, competenze e poteri (peraltro di derivazione Europea), posta a tutela di un importante settore di rilevanza sociale: la privacy.

Va infatti evidenziato che la sentenza in questione non tiene nel debito conto il fatto che le informazioni pubblicate sui siti delle amministrazioni vengono date, senza nessun filtro, in pasto ai motori di ricerca generando vantaggio per gli interessi di questi ultimi a svantaggio della libertà dei cittadini.

Invece di supplicare una maggiore prudenza del Legislatore mi aspetto che l’Autorità usi appieno i suoi poteri, che emetta le sanzioni nei confronti di tutte le realtà che non tutelano adeguatamente la privacy, compreso lo Stato stesso. Altrimenti, anche in materia di privacy, aumenterà il divario tra privato e pubblico: il primo vessato da normative stringenti e costose, il secondo immune da qualsiasi sanzione.

 

La conclusione

 

Redazione:  Per rispondere alla nostra domanda iniziale, pensa che questa  vicenda definisca un percorso virtuoso o un’altra occasione sprecata?

Avv. F.P.:  Rispondo alla domanda in modo molto franco: purtroppo, un’altra occasione sprecata.

 

 

 

 

 

 

Potrebbe interessarti anche:

Facebook: Soro chiude l’istruttoria sul caso Facebook

SUITE GDPR SENTINEL

  • ✓ Inventario e discovery della rete aziendale
  • ✓ Analisi delle vulnerabilità e delle anomalie
  • ✓ Registrazione dei log di sistema
  • ✓ Monitoraggio intelligente degli accessi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *